Manifesto -- Diario -- 2084 -- Honi soit qui mal y pense


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Strauss, McCarthy e Popper: Quando l'estrema destra sorpassa all'estrema sinistra la sinistra

« Writing in the early 1950s for a largely American audience, **Strauss has virtually not a critical word to say about Marx or communism, but, as noted, identifies "eminent conservatives" as the originating intellectual source of the totalitarianism of the Right. The answer as to why in the 1950s Strauss was concerned both by decisionism and the "Weimarization" of American social science and jurisprudence that rendered social science and jurisprudence incapable of adequate response to decisionism, can be found in the most fundamental political phenomenon at the time of his writing Natural Right and History: McCarthyism. In 1954 (a year after the publication of Natural Right and History and at the height of McCarthyite terror), breaking a silence in his postwar writings on specific contemporary political personalities and disputes, Strauss referred to "men like Senator Joseph McCarthy" as among the principal causes of the "contemporary dangers to intellectual freedom," the other being the dogmatism of academic liberalism and "scientific" social science, i.e., the dogmatic positivism and relativism** incapable of principled opposition to "men like Senator Joseph McCarthy. »

Bravo.

L'estrema destra che inizia «a sorpassare sulla sinistra la sinistra»? (cit.)

« The probability that all human societies should be capable of genuine freedom at the same time is exceedingly small. For all precious things are exceedingly rare. An open or all-comprehensive society would consist of many societies which are on vastly different levels of political maturity, and the chances are overwhelming that the lower societies would drag down the higher ones. An open or all-comprehensive society will exist on a lower level of humanity than a closed society, which, through generations, has made a supreme effort toward human perfection. The prospects for the existence of a good society are therefore greater if there is a multitude of independent societies than if there is only one independent society. »

Quando un reazionario come Strauss spiega, in poche righe, perché Popper sarebbe diventato il vessillo ideologico di sociopatici à la Soros.

Etica, Moralismo e Propaganda: Fondazione Fenomenologica della Teoria Economica

« Le fondamenta di ogni costruzione monetaria e finanziaria sono morali »

W.N. Medlicott & D. Dakin 1974, First Series Vol. XIX, 710

Si noti che la moneta - ossia il potere finanziario in potenza - è una istituzione tanto parte delle sociostruttura quanto delle sovrastruttura giuridica e, in ultimo, della falsa coscienza morale (alias, «moralismo»).

Se il conflitto prodotto dalla sociostruttura, il cui elemento fondante è la qualifica sociale (classe) rispetto al fattore produttivo (capitale, terra, lavoro), veniva definito primum agens nella dialettica della Storia da Engels , bene, la moneta - e quindi il ceto che ne detiene il controllo - risulta essere così il motore primo di tutti gli avvenimenti politici, segnando la contraddizione principale non solo a livello materiale, ma nella stessa «fenomenologia dello Spirito».

La moneta rappresenta quindi il feticcio che produce, con il suo contestuale moralismo, il massimo dell'alienazione.

A completare l'impersonale meccanismo volto allo sfruttamento e all'alienazione totalitari, volto ad opprimere le coscienze, si trovano i mezzi di comunicazione di massa, anch'essi parte tanto della struttura (chi controlla la moneta è anche proprietario del capitale che li costituiscono) quanto della sovrastruttura falsocoscienziale (cfr. A. Gramsci).

Chi detiene il controllo monetario detiene il monopolio dei media e, quindi, delle coscienze stesse.

(La coercizione fisica avviene indirettamente tramite l'influenza diretta sulle istituzioni politiche: nel caso in cui il controllo mediatico non fosse sufficiente a garantire lo sfruttamento senza ribellione dei ceti oppressi, l'influenza politica garantirebbe la repressione tramite le forze di polizia. A livello internazionale il controllo politico è necessario per avvalersi delle forze militari necessarie all'approvvigionamento di risorse scarse e all'accesso di nuovi mercati: come classe, in questo sistema, il banco vince sempre e diventa intermediario con il concetto ultraterreno di divinità, rendendo inscindibile l'aspetto religioso-dogmatico e teocratico, da quello propriamente economicistico-materiale)

Poiché chi appartiene per nascita o per cooptazione alla classe iniziata alla moneta si trova ad avere a che fare con un sistema già in essere, che non ha creato, ne consegue che gli stessi "sacerdoti", gli stessi rappresentanti in terra del sistema, sottostanno ad esso, vivono per esso e sono alienati da esso.

Le istituzioni umane sopravvivono ai loro creatori, quindi la coscienza storica, la consapevolezza dell'artificio e non della naturalità delle istituzioni create, sono dirimenti per l'emancipazione umana.

« Non è Dio che ha creato l'Uomo, ma è l'Uomo che ha creato Dio ». Non è la società umana che ha istituito l'Uomo, è l'Uomo che ha costituito la sociostruttura.

La concezione tradizionalista, reazionaria ed alienante, invece, fonda la disciplina teologico-giuridica sintetizzabile in « Natura idest Deus ».

E per capire le funzioni e la teleologia delle istituzioni umane, è necessario studiarle scientificamente: prima per descriverle oggettivamente, quindi per interpretarne umanamente i fini secondo un'Etica ed una Weltanschauung di riferimento.

Persona umana, società e capitalismo
Il capitale è un rapporto sociale mediato dalla Tecnica.

La Tecnica

(Si noti come le pubblicità degli smartphone contemplino esclusivamente la relazione tra l'uomo e il mezzo, la macchina)

Dall'inversione nomologica nei paradigmi classisti delle scienze sociali, all'inversione assiologica nel pensiero elitista, ciò che è artificio, ovvero la Tecnica, diventa Natura, ossia ciò che è alieno all'Uomo. La morte del suo Spirito. Madre natura diventa matrigna: ciò che è artificiale ed è dell'Uomo per l'Uomo, diventa naturale. Non è più la tecnica per l'Uomo - in grado di asservire la natura all'uomo, combattendo la morte - ma è l'Uomo per la Natura, per la Tecnica. Natura idest Deus. (Deus... ex machina?)

L'economia e la tecnica, create dall'uomo al fine di servire l'uomo, per il processo di alienazione acquistano una metacoscienza nel momento in cui queste vengono servite dall'Uomo. Ciò che è altro dall'Uomo viene deificato e adorato tramite il sacrificio dell'energia vitale umana: del suo Tempo. Ovvero la sua Coscienza ed il suo Spirito.

L'alienazione è strettamente connessa alla Tecnica, tanto che il transumanesimo è descrivibile come l'annichilimento totale del corpo ospite - ossia del corpo sociale - ad opera di un simbionte parassitario. Alieno.

Dialettica tra imperialismi e suo sfruttamento per la vittoria nelle contraddizioni interne

« Non occorre mai dimenticare che nella lotta fra le nazioni, ognuna di esse ha interesse che l’altra sia indebolita dalle lotte interne e che i partiti sono appunto gli elementi delle lotte interne. Per i partiti dunque, è sempre possibile la domanda se essi esistano per forza propria, come propria necessità, o esistano invece solo per interesse altrui . Naturalmente, chi si lasciasse dilaniare da questo dubbio, sarebbe uno sciocco. Politicamente la quistione ha una rilevanza solo momentanea, perché le gambe egemoniche o le hai o non le hai. »

Quindi: «Ammesso che qualunque cosa si faccia, si fa sempre il gioco di qualcuno, l’importante è cercare in tutti i modi di fare bene il proprio gioco, cioè di vincere nettamente. »

Gramsci (Q, 14 (I), § 70).

Storia Magistra Vitae: da Napoleone a Oettinger passando da Mussolini

« I mercati insegneranno agli Italiani a votare bene! » Günther H. Oettinger

« Ho già accennato prima che, dal momento dell’ingresso di Fould nel ministero, quella parte della borghesia commerciale che si era attribuita la parte del leone del potere sotto Luigi Filippo, l’aristocrazia finanziaria, era diventata bonapartista. Fould non rappresentava soltanto gli interessi di Bonaparte in Borsa; egli rappresentava anche gli interessi di Borsa presso Bonaparte. La posizione dell’aristocrazia finanziaria è descritta nel modo più evidente dal suo organo europeo, l’Economist di Londra. Nel suo numero del 1° febbraio 1851 questo giornale pubblica la seguente corrispondenza da Parigi: «Abbiamo ora potuto rilevare da tutte le parti che la Francia aspira soprattutto alla tranquillità. La cosa è stata dichiarata dal presidente nel suo messaggio all’assemblea legislativa; la tribuna dell’assemblea gli ha fatto eco; i giornali lo confermano; i preti lo proclamano dal pulpito; la cosa è provata dalla sensibilità dei titoli di Stato alla minima prospettiva di disordini, dalla loro fermezza ogni volta che il potere esecutivo ha il sopravvento». Nel suo numero del 29 novembre 1851 l’Economist dichiara, in nome proprio: «In tutte le Borse d'Europa il presidente è riconosciuto come sentinella dell’ordine». »

Karl Marx, "Il 18 brumaio di Luigi Napoleone"

All'epoca della covertibilità, la minaccia alla "credibilità" del debito pubblico era reale, poiché le riserve auree sono limitate; con l’euro le élite monopolizzano una valuta che ha la flessibilità della moneta fiat e la forza disciplinante del gold standard.

« Ora è accaduto per la seconda volta, nel breve volgere di un decennio, che il popolo italiano – nella sua parte migliore – ha scavalcato un ministero e si è dato un Governo al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del Parlamento. Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l’ottobre del 1922. Lascio ai malinconici zelatori del supercostituzionalismo, il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. »

« Ho costruito un Governo di coalizione e non già con l’intento di avere una maggioranza parlamentare, della quale posso oggi fare benissimo a meno, ma per raccogliere in aiuto della nazione boccheggiante quanti, al di sopra delle sfumature dei partiti, la stessa nazione vogliono salvare. »

« Le direttive di politica interna si riassumono in queste parole: economie, lavoro, disciplina. Il problema finanziario è fondamentale: bisogna arrivare con la maggiore celerità possibile al pareggio di bilancio statuale. Regime della lesina; utilizzazione intelligente delle spese; aiuto a tutte le forze produttive della nazione; fine di tutte le residuali bardature di guerra. »

« Il proletariato che lavora, e della cui sorte ci preoccupiamo, ma senza colpevoli demagogiche indulgenze, non ha nulla da temere e nulla da perdere, ma certamente tutto da guadagnare da una politica finanziaria che salvi il bilancio dello Stato ed eviti quella bancarotta che si farebbe sentire in disastroso modo specialmente sulle classi più umili della popolazione. » Dal celebre discorso del "bivacco" del neoinsediato "duce": uno dei tanti “salvatori” delle dinastie parassitarie.

Come si nota, tanto il bonapartismo, quanto il fascismo, fino ad arrivare all'ordoliberismo, cambiate le sovrastrutture, i rapporti di forza legati alla struttura del capitalismo liberale portano alle identiche politiche economiche, alle conseguenti crisi economiche e guerre imperialiste.

Consumismo e Anomia

SOVRASTRUTTURA

« Secondo la sua ideologia esplicita questa società non ha alcun progetto collettivo e non deve averne. Si ritiene che siano gli individui a dare un senso alla propria vita, indipendentemente da ogni quadro e da ogni progetto collettivo, ciò che è un’assurdità totale. Ogni neonato dovrà inventarsi la propria lingua? E la lingua è un semplice “mezzo di comunicazione”, codice informatico, o piuttosto porta in sé tutti i significati attraverso cui un mondo esiste per la società e la società esiste per sé stessa? In effetti, evidentemente, nella società contemporanea gli individui non danno senso proprio a niente, sono completamente imbevuti dalle significazioni immaginarie che li socializzano. Abbandonarsi alle gioie del “narcisismo individualista” è semplicemente scimmiottare ciò che stanno facendo 50 o 100 milioni di altri nello stesso momento. Il contenuto concreto dell’”individualismo” contemporaneo è strettamente sociale. È la faccia individuale del progetto capitalista: aumentare senza limiti la produzione e il consumo. C’è quindi sicuramente un progetto sociale, checché ne dica la narrazione corrente, che non è né la semplice risultante dei progetti individuali né è deliberatamente scelto dagli individui, ma che predetermina le scelte e i progetti individuali tanto strettamente quanto avviene, seppure in un'altra maniera, in una qualsiasi altra società eteronoma. Ora, questo progetto è assurdo e indegno e credo che la sua presa inizi a usurarsi. Le persone si accorgono che l’obiettivo centrale della vita umana non può essere di cambiare auto ogni tre mesi invece di sei. Ma non riescono, finora, a trovare in sé stessi le risorse per andare oltre. I significati immaginari del capitalismo si erodono [anomia, ndr], senza che la società riesca a farne emergere degli altri. In un certo senso non c’è motivo di stupirsene troppo. Perché non si tratta solo di creare una nuova concezione politica, ma di mettere in discussione tutto un modo di vita e di concepirne un altro, perché nella società dei consumi, regno dei partiti burocratici, potere del denaro, dei media e la superficializzazione della cultura sono intimamente intrecciati. »

Cornélius Castoriadis

STRUTTURA

« Tutti amano ripetere che, secondo Keynes, se il lavoro è sottoutilizzato, finanziare la spesa in debito accresce il prodotto più di quanto lo si accresca ricorrendo all’imposizione fiscale. Ma, a ben vedere, la teoria keynesiana dice un’altra cosa. La domanda, e quindi il prodotto, tanto più cresce quanto più si incrementa la propensione al consumo della società nel suo complesso »

Aldo Barba

« [...] su un piano più generale — nel quale si tenga conto delle vaste esigenze umane tuttora insoddisfatte — il punto essenziale è quello delle direzioni verso le quali deve essere indirizzata l’occupazione: vale a dire, il contenuto socialmente rilevante della produzione realizzata con una elevata occupazione. »

F. Caffè, "Lezioni di politica economica", Bollati Boringhieri, Torino, 1990, pagg. 142-3


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